Quando l’arte raggiunge l’Estasi

Una chiesa ad un incrocio, uno snodo importante del traffico romano. Ci passi e neanche la noti. Entri e resti abbagliato. Un trionfo di barocco. Capolavori, uno dopo l’altro. Il culmine, nel transetto. Due pezzi unici. Uno è creatività, l’altro ispirazione. Santa Maria della Vittoria, dove l’arte raggiunge l’estasi. Ed è la sindrome di Stendhal.

Ma chi in questa chiesa non è mai entrato sicuramente la conosce per il pezzo d’eccellenza: l’Estasi di Santa Teresa, con il quale Bernini raggiunse l’apice della sua arte. Un pezzo unico, irripetibile, ineguagliabile e ineguagliato anche dal Bernini stesso.

Ma cos’è in fondo l’arte?

L’Arte è la cosa che più ci avvicina a Dio. Dio ha creato il mondo e gli artisti lo integrano, lo perfezionano, lo arricchiscono. Un capolavoro d’arte è quel qualcosa che ci costringe ad essere meravigliati e stupiti. Alcune opere lo sono particolarmente: se la mano di Dio ha creato l’uomo, l’uomo ha proseguito l’opera divina con l’arte.

«Un giorno mi apparve un angelo bello oltre ogni misura. Vidi nella sua mano una lunga lancia alla cui estremità sembrava esserci una punta di fuoco. Questa parve colpirmi più volte nel cuore, tanto da penetrare dentro di me. II dolore era così reale che gemetti più volte ad alta voce, però era tanto dolce che non potevo desiderare di esserne liberata. Nessuna gioia terrena può dare un simile appagamento. Quando l’angelo estrasse la sua lancia, rimasi con un grande amore per Dio.»

Queste le parole di Santa Teresa che il Bernini ha tradotto in marmo, scalfendolo come se lo scalpello fosse un pennello su una tela.

Il gruppo scultoreo  -con Santa Teresa d’Avila e l’angelo che le trafigge il cuore con un dardo- è illuminato da una luce che spiove dall’alto.

Con la tecnica della luce guidata, Bernini rafforza nell’osservatore la sensazione di provvisorietà della scena rappresentata: il momento della «illuminazione» divina passa come è venuto, realizzando così ciò che i pittori fanno nei loro dipinti. L’Estasi di Santa Teresa è un’opera concepita come un enorme dipinto. L’avvenimento soprannaturale della visione di Santa Teresa è elevato in una sfera sua propria.

La luce celeste guidata santifica dunque gli oggetti e le persone che colpisce e le sceglie come destinatarie della grazia divina.

I raggi dorati lungo i quali sembra passare la luce, hanno ancora un altro significato. In contrasto con la luce calma e diffusa del Rinascimento, questa luce guidata sembra momentanea, transitoria, instabile. L’instabilità è la sua vera essenza. La luce guidata, perciò, rafforza nell’osservatore la sensazione di provvisorietà della scena rappresentata: ci si rende conto che il momento della «illuminazione» divina passa come è venuto.

Con la luce guidata, il Bernini trovò il modo di convincere il fedele dell’intensa esperienza soprannaturale

E così il Bernini, già di sua natura spirito ardente e sensuale, raffigurò la Santa spagnola nell’estasi divina, circondandola di bellezza pagana e di un fascino di dolore voluttuoso: il marmo bianco si apre, si piega, si torce, prende un’anima di cosa viva e finge la carne sana dell’angelico fanciullo, e quella delicata, piena di languore, della bella estatica.

Lo scalpello ha macchiato con furia le principali masse d’ombra e accarezzato le carni con una mano gentile e delicata, fino a renderle levigate, insinuandosi fra le pieghe ampie della veste, tormentando le piegoline sottili del velo serico e battendo su le nubi ad arrotondarne le masse.

Ecco la sensazione che ispira l’Estasi del Bernini.

Non resta che vederla e goderla!

Anna Maria

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