Messalina, la donna più scandalosa dell’Antica Roma

Aveva solo 23 anni Valeria Messalina quando morì pugnalata dai sicari imperiali.

Per sette anni era stata imperatrice, dopo che il 24 gennaio del 41 i pretoriani uccisero Caligola e suo marito Claudio era asceso al trono.

Non lo aveva scelto lei quel marito claudicante e balbuziente. Lei, la più bella ragazza di Roma, a 14 anni, per decisione dell’imperatore Caligola, andò in sposa ad un sconosciuto 35 anni più vecchio.

E gli dette anche due figli: Claudia Ottavia e Cesare, detto poi Britannico.

Messalina non amava la vita di corte, forse per questo le è stata addebitata un’esistenza trasgressiva e sregolata, autorizzando la fantasia a creare le storie più squallide, probabilmente frutto di menti morbose o di macchinazioni politiche che l’hanno usata per raggiungere i propri scopi. Le sono state affibbiate relazioni incestuose con i fratelli ed esercizio della prostituzione nei postriboli sotto falso nome. Secondo Plinio il Vecchio, addirittura, avrebbe sfidato la più celebre prostituta dell’epoca avendo la meglio: l’avrebbe battuta con ben 25 rapporti in 24 ore!

Lassata, viris nondum satiata, recessit” (“stanca, ma non sazia di uomini, smise”)

Votata al vizio nel modo più dissacratorio che la mente maschile possa concepire.

Insomma, Messalina sarebbe stata una donna dissoluta e senza scrupoli, con insaziabili appetiti sessuali e l’attitudine a sbarazzarsi dei suoi avversari. E terribilmente furba: Claudio che era uomo profondamente superstizioso – soprattutto dopo l’assassinio di Caligola – sarebbe stato consumato dal timore che si congiurasse contro di lui. Non temeva infatti solo le persone di carne e ossa, bensì anche i sogni, vedendo ovunque oscuri presagi. Quella dei sogni premonitori sarebbe stata la carta che Messalina avrebbe imparato a giocare abbastanza in fretta per ottenere amanti dal marito.

Le fonti storiche a cui si fa riferimento sono i masterpieces di Tacito, Svetonio e Giovenale. Peccato, però, che nessuno di questi scrittori sia stato suo contemporaneo: sono tutti nati dopo la sua morte e quindi quello che hanno raccontato è solo de relato

A Messalina sono stati attribuiti molti amanti, azioni sconsiderate, capricci e infatuazioni, ma una cosa è certa: fino all’età di ventidue anni non aveva mai conosciuto veramente l’amore e quando accadde perse la testa e si giocò tutto, vita compresa. L’uomo si chiamava Gaio Silio, il più bello di Roma.

Due belli che divennero la coppia più bella di Roma.

Per descrivere lo slancio amoroso di Messalina, Tacito usò il verbo exarserat: bruciava, avvampava

I due avevano tante occasioni per frequentarsi in pubblico e Messalina, in mezzo al suo seguito, appariva accanto a Silio con crescente ostentazione nelle occasioni mondane.

Non era un amore qualsiasi né un capriccio. I due si amavano. Tant’è che Gaio Silio ripudiò sua moglie

Tutte le descrizioni particolareggiate delle abitudini sessuali dell’Imperatrice, perdono dunque efficacia alla luce di ciò, ancor più se le andiamo a contestualizzare nella Roma Imperiale, in considerazione soprattutto del fatto che esisteva dall’epoca di Augusto una legge contro l’adulterio (“Lex Iulia de adulteriis coercendis”), che puniva le mogli adultere con l’esilio a vita. Nonostante il diritto, però, nella pratica i tradimenti erano all’ordine del giorno e gli aristocratici si preoccupavano poco dei costumi sessuali degli uni o degli altri.

L’accanimento contro Messalina quindi trova spiegazione in due aspetti: era la moglie dell’Imperatore ed era membro della gens Iulia. In quanto tale, fu vittima delle rivalità e delle lotte interne alla sua stessa famiglia e il discredito sessuale delle figure femminili legate alla politica era una consuetudine nella propaganda senatoria per colpire i propri antagonisti sul piano morale.

Il fatto: nel 48, durante l’assenza dell’imperatore Claudio che si trovava a Ostia, Messalina inscenò il proprio matrimonio con Gaio Silio durante una festa dionisiaca a palazzo, la goccia che fece traboccare il vaso della sopportazione del marito tradito. Il racconto che fa Tacito è evidente che voglia infangare l’imperatrice e convincere i suoi lettori della dabbenaggine di Claudio. L’apice poi fu toccato da Cassio Dione, nato a Nicea nel 155 d.C., che affastella notizie dettagliate sul matrimonio di Messalina, compreso quello del dono di nozze dell’imperatrice con nomina di Gaio Silio a console, cosa peraltro impossibile in quanto non solo non ne aveva il potere ma soprattutto perché quando i due si conobbero lui console lo era già.

Ma fu veramente Claudio a decretare la sua morte?

Senza voler negare il sentimento contraccambiato di Messalina nei confronti di Gaio Silano, sicuramente la sua morte fu voluta per motivo ben diverso dalla gelosia del marito tradito.

Non a caso è noto che l’avvenimento fosse stato riferito a Claudio da due suoi ministri in particolare: Narciso e Pallante e quest’ultimo era l’amante di Agrippina. Pallante sfruttò la debolezza di Claudio che era terrorizzato dalla possibilità che qualcuno potesse legittimamente avanzare pretese al trono di Roma.

Nonostante ciò, entrambi i ministri temettero che Claudio potesse essere clemente e calcarono la mano.

Infatti non fu l’imperatore a decretare inter cubicula principis la morte di Messalina, ma lo stesso Narciso, con un falso documento contenente l’ordine di giustiziare la “fedifraga”.

Ecco che una Messalina meretrix nel quartiere della Suburra potrebbe essere l’invenzione di qualche senatore per giustificare l’assassinio dell’Imperatrice.

Perché?

Più che evidente: con una legge speciale Agrippina ottenne dal Senato la possibilità di sposare suo zio Claudio e non solo per diventare imperatrice al posto della nipote che l’aveva anche richiamata dall’esilio. Enfatizzare la figura di Messalina come imperatrice indegna sviliva la candidatura di Britannico, favorendo, al suo posto, quella di suo figlio Nerone.

E quando tutto fu pronto, anche Claudio ebbe il ben servito: morì avvelenato per mano della nuova moglie, nonché figlia di suo fratello

Su Messalina fu applicata la “damnatio memoriae” con l’eliminazione del suo nome da tutti i documenti e monumenti e con la distruzione delle sue statue.

La donna dalla bellezza senza rivali, assimilata alle grandi divinità, signora indiscussa del suo tempo, era stata pugnalata nell’autunno del 48 come la più abietta delle traditrici e condannata per sempre all’oblio.

Anna Maria

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