Santa Cecilia, opera di straordinaria bellezza

E’ il 20 ottobre 1599 e il cardinale Paolo Emilio Sfondrati, nipote di papa Gregorio XIV, titolare della Basilica di Santa Cecilia, nel corso di nuovi restauri commissionati per la chiesa, fece riesumare il corpo della santa dedicataria per valutarne lo stato di conservazione.

Non era la prima volta che veniva aperto il sarcofago: lo aveva già fatto Papa Pasquale I nell’821.

Per la seconda volta, dunque, veniva aperto il sarcofago che custodiva il corpo della santa e per la seconda volta quel corpo veniva rinvenuto in perfetto stato di conservazione.

Tutto era perfetto: la cassa di cipresso dentro l’urna di marmo e la giovane donna, morta tra il 220 e il 230 d.c., «con la veste di seta intarsiata con fili d’oro, scalza, con un velo rivolto intorno alli capelli, giacendo con la faccia rivolta in terra, con li segni del sangue e di tre ferite sul collo».

La sorpresa fu enorme ed ebbe grande eco, tanto che il Papa in persona, Clemente VIII Aldobrandini, volle andare per accertarsi dell’evento miracoloso.

E non solo il papa: il corpo fu esposto per un mese alla venerazione dei fedeli «sopra un ricchissimo talamo, in una stanza munita di grosse inferriate e vigilata continuamente dalla Guardia Svizzera e per impedire la folla di carrozze furono sbarrate tutte le strade di Trastevere».

Un evento del genere doveva essere consegnato alla memoria dei posteri e quindi venne commissionato allo scultore Stefano Maderno, fratello del ben più celebre Carlo, quello che è stato per lui il suo capolavoro: una figura in marmo pario, bianco, su sfondo di marmo nero, che ritrae Santa Cecilia nella posizione in cui la lasciò il carnefice dopo averla colpita tre volte sul collo senza riuscire a decapitarla, in un naturalistico abbandono della posa.

Interessante la posizione delle dita: la mano sinistra indica il numero uno, la destra il 3. Uno e trino, la Santissima Trinità, fortemente ribadita da quel papa, Clemente VIII, che di lì a poco avrebbe messo al rogo Giordano Bruno che invece la negava.

Il corpo della santa venne poi sepolto nella cripta all’interno di una sfarzosa cassa di 254 libbre d’argento.

Ma la statua, quella foto d’epoca, la possiamo ammirare sotto l’altare di quella chiesa, Santa Cecilia in Trastevere, che è un grande e prezioso scrigno d’arte, spesso trascurato nelle visite a Roma, in grado di regalare continue, infinite ed inaspettate sorprese!

Anna Maria

visita guidata tematica: Le meraviglie dell’Arte medievale a Santa Cecilia in Trastevere