Sant’Antonio Abate

Questo Sant’Antonio Abate è un dipinto a olio su una piccola tavoletta – 49×32 cm – dipinta dal Correggio tra il 1517-1518 che abbiamo potuto ammirare, quando Calipso ci portava in gita a Napoli, nel Museo di Capodimonte.

Antonio Allegri, noto come Correggio, cioè la sua città di provenienza in provincia di Reggio Emilia, fu il primo artista a prendere spunto dalla cultura del Quattrocento e dai grandi maestri dell’epoca – Leonardo, Michelangelo e Raffaello – inaugurando un modo nuovo di concepire la pittura ed elaborando un proprio originale percorso artistico, in particolare utilizzando luce e colore affinché facessero da contrappeso alle forme.

L’attribuzione della paternità della tavoletta è cosa recente: fino a poco tempo fa si pensava fosse di scuola leonardesca, proprio per l’uso della luce e del chiaroscuro.

Vediamo cosa ci dice il dipinto.

Il santo eremita è raffigurato con un’inquadratura stretta, che elimina ogni dettaglio narrativo e relativo all’ambientazione. I suoi attributi sono ridotti solo alla semplice, luccicante campanella posta in posizione centrale. Tutto il dipinto si riduce quindi all’espressione del volto, in un gesto volutamente bloccato, evidenziato nelle sue mani che appaiono come legate l’una all’altra. Lo sguardo quasi impaurito e le labbra dischiuse rendono il Santo una figura fragile e sofferente, colto nella sua intima solitudine. La luce lo colpisce sulla sua fronte e si riflette sul mantello arancio, conferendo delle sfumature cangianti.

È un Sant’Antonio dal volto sconfortato e umanissimo.

Anna Maria