San Matteo e l’Angelo e il quadro perduto del Caravaggio

A Roma, nella Cappella Contarelli della Chiesa di San Luigi dei Francesi, s’innalza la pala d’altare di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio: San Matteo e l’Angelo. Il quadro presente è la seconda versione dello stesso soggetto realizzata dall’artista; la prima fu rifiutata, acquistata dal marchese Vincenzo Giustiniani e, nel 1815, collocata al Kaiser Friederich Museum a Berlino.

Nel 1943 il museo prese fuoco in seguito ad un bombardamento: il quadro del Merisi andò distrutto. Ne rimane solo una foto in bianco e nero, che permette il confronto con l’attuale a San Luigi dei Francesi. Il soggetto, in entrambi i casi, è San Matteo. San Matteo è uno dei quattro evangelisti e come alter ego divino ha l’angelo, che lo guida nella scrittura del Sacro Vangelo.

I dipinti raffigurano proprio il momento in cui Matteo scrive il Vangelo, ma osservando le due tele (nel caso della prima versione, ciò che ne rimane) si notano enormi differenze.

Nella prima versione Matteo è rappresentato in tutta la sua semplicità: non ha l’aureola, sembra un contadinozzo con i piedi nudi e callosi che, essendo analfabeta, fa guidare la propria mano dall’angelo, bello e maestoso. Nella seconda versione San Matteo ha l’aureola, è vestito con un panneggio rosso e, inginocchiato su uno sgabello, è intento alla scrittura del vangelo ispirato dall’angelo che, dall’alto, gli elenca i punti salienti della Sacra Scrittura.

Secondo Giovanni Pietro Bellori “[…] terminato il quadro di mezzo di San Matteo e postolo su l’altare, fu tolto via dai preti, con dire che quella figura non aveva decoro, né aspetto di Santo[…]” Il quadro fu rifiutato dunque perché ritenuto “indecoroso” e, per questo motivo, successivamente acquistato dal marchese e sostituito con la seconda versione. È pur vero che il Bellori vedeva nella poetica figurativa del Caravaggio un carattere negativo, in quanto in aperta opposizione all’ideale che egli aveva del Bello, secondo i canoni classicisti dell’Accademia di San Luca di cui era segretario. Spezzaferro ha infatti dimostrato che la prima versione di “San Matteo e l’Angelo” era una pala d’altare provvisoria, con carattere prettamente devozionale, da collocare temporaneamente nella Cappella in attesa che vi terminassero i lavori. La cifra stilistica del Merisi è comunque una forte novità per l’arte dell’epoca, dominata dalla Maniera e dalle novità classicistiche dei Carracci. Caravaggio è il primo artista che mostra i santi nelle loro debolezze di uomini: hanno freddo, fame, difficoltà di vista, sono stanchi e assonnati oppure ansiosi e impauriti. I santi di Caravaggio sono vicini all’osservatore che si immedesima nelle situazioni del dipinto. La semplicità del Santo è molto evidente nella prima versione del quadro e meno evidente nella seconda: nella prima, infatti, viene evidenziato il dualismo tra bene e male rappresentato dall’uomo, in tutta la sua carnalità e nell’angelo in tutta la sua divinità che, in un abbraccio, dànno vita alla Sacra Scrittura.

La Seconda Guerra Mondiale, oltre agli stimati 60 milioni di morti, conta tra le sue vittime questo prezioso quadro di Caravaggio, di cui purtroppo l’umanità non potrà più bearsi.

Isabella Leone

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