Il Pincio: tanta storia, tante leggende

Roma la città dei sette colli. Ma sono davvero solo sette?

Certamente il Pincio è un altro colle di Roma, non inserito nei mitici sette.

E i Romani, quelli antichi, lo conoscevano bene.

Lo chiamavano Collis Hortulorum, il Colle dei Giardini, perché lì i più ricchi vi vollero costruire le loro sontuose residenze estive per godere di aria salubre e fresca durante la calura.

La più rinomata residenza era quella di Lucullo in età repubbicana, militare romano e a noi noto come cultore della buona tavola.

La sua villa passò nelle mani di Valerio Asiatico in età imperiale, sotto Claudio. Ma la moglie dell’imperatore ambiva alla domus dal grande giardino terrazzato con un vasto ninfeo semi-circolare e così, non essendo riuscita con una trattativa onesta ad indurre il politico e militare romano alla vendita, non perdonandogli quel categorico diniego, lo riempì di false accuse tanto da indurlo al suicidio.

Eh, la “macchina del fango”, non è di certo un’invenzione moderna!

Ma Messalina non godette a lungo del lusso di questa villa, perché divenne il teatro della sua morte. Chi di spada ferisce, di spada perisce e su Messalina ne sono state dette tante, per lo più fantasiose (o meglio, fangose?), tanto da giungere fino a noi.

Oggi parte di quella sontuosa residenza è la rinascimentale Villa Medici che dal 1803 è sede dell’Accademia di Francia a Roma. Vi hanno transitato personaggi illustri, come Galileo Galilei e anche lei, la Regina abdicataria di Svezia, Cristina, alla quale è legato un divertente aneddoto, prima che Napoleone l’acquistasse per ubicarci l’Académie de France à Rome, la prestigiosa istituzione culturale che ebbe fra i suoi direttori anche Ingres e Balthus.

Il nome del colle deriva da una delle famiglie che l’occupò nel IV secolo, i Pincii e un resto delle costruzioni di queste residenze è il cosiddetto Muro Torto, che per lungo tempo fu chiamato anche “Muro Malo” perché vi venivano seppelliti i defunti impenitenti e le prostitute di basso rango.

Qui furono sepolti anche Targhini e Montanari, decapitati nel 1825 a Piazza del Popolo – sovversivi, ovvero Carbonari! – e leggenda vuole che si possano incontrare i fantasmi dei due e ricevere dono di numeri vincenti del Lotto. Anche il fantasma di Nerone pare vaghi nei luoghi e la costruzione della chiesa di Santa Maria del Popolo è riconducibile proprio a questa leggenda.

E’ di Napoleone Bonaparte l’idea di rendere il Pincio un’elegante passeggiata pubblica per soddisfare molteplici esigenze di natura urbanistica e sociale: da un lato la sistemazione della stessa piazza del Popolo come ingresso principale a Roma da Nord, dall’altro l’esigenza di dotare la “seconda città dell’impero” di uno spazio urbano finalizzato alla ricreazione e alla salute del popolo.

La Passeggiata è stata, fino alla metà del Novecento, il vero e proprio parco cittadino, la promenade urbana, il giardino del popolo romano che ha potuto gustarvi innumerevoli eventi e spettacoli.

Caratteristica del Pincio sono i numerosi busti, arredo del parco che nasce da un’idea di Giuseppe Mazzini, triumviro della Repubblica Romana. Oggi sono 228 e rappresentano personaggi celebri della storia ma, ahimè, solo 3 sono dedicati a donne.

Dal romantico Pincio, la visuale spazia dalla Cupola di San Pietro a Monte Mario, dal Gianicolo fino ai grattacieli dell’Eur; è uno dei posti più panoramici e della Capitale, tanto che in alcune città italiane sorgono parchi che portano il nome “Pincio”, per ricordare quello di Roma.

Anna Maria

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