L’Aventino, il Colle di Remo

Portato alla ribalta e, probabilmente alla conoscenza, dal premio Oscar “La grande bellezza”, l’Aventino è una vera pietra preziosa incastonata nel centro di Roma.
Il colle, il secondo per altitudine dei mitici sette, racchiude in sé bellezze storiche, architettoniche, leggendarie e panoramiche.
Pur essendo rimasto esterno al Pomerio per quasi mille anni, la sua storia è legata alla mitica fondazione di Roma e poi allo sviluppo della città che, a partire dal VI secolo a.C., l’ha visto divenire dapprima in centro commerciale, poi in quartier generale militare, fino a trasformarsi, con la ricostruzione post incendio del ’64 d.C., in un quartiere altolocato, mèta ambita delle famiglie più ricche per ivi avere la propria dimora.
Per questo, per l’invasione dei Goti del 410 d.C. diventò il primo bersaglio e quello che consentì ai guerrieri nordici un ricco bottino. La ricostruzione successiva vide cedere il passo a conventi che ancora oggi caratterizzano questo colle.
L’Aventino è così quell’angolo incantato di Roma che lascia volare la fantasia del visitatore indietro nella storia, immergendolo in una cornice medievale. Custodisce infatti le chiese più antiche della città che, nonostante le stratificazioni architettoniche, conservano le tracce del passato e narrano le storie legate alla loro edificazione.
Il Giardino degli Aranci, con la sua terrazza panoramica su Roma, è racchiuso in mura che hanno costituito la cinta della Rocca Savelli, un antico castello a strapiombo sul Tevere ed adiacente alla maestosa Santa Sabina, ricca di misteri legati indissolubilmente alla figura di San Domenico di Guzmán, fondatore dell’Ordine dei Padri Predicatori che ancora oggi occupano l’annesso convento.
Poco distante è una vera perla, la Basilica di Sant’Alessio. Benché in parte espropriata dalla legge sull’abolizione degli Enti ecclesiastici, la basilica, anch’essa antichissima, custodisce l’antica icona della Madonna dell’Intercessione, riportata ai passati splendori grazie ad un minuzioso recente restauro. L’elegante ciborio, che immediatamente cattura l’attenzione del visitatore, è settecentesco ma dal sapore antico, tant’è che non stona con i resti del pavimento cosmatesco, uno dei più belli conservati a Roma.
Ma non si è visitato l’Aventino se non s’è sbirciato dal più che noto “buco della serratura” che offre alla vista, ravvicinato da una magistrale illusione ottica prospettica, il “Cuppolone”. Tutta la piazza è una doppia narrazione, palese e celata, della storia di Roma, dove il Piranesi si è dilettato a racchiudervi leggende e sue antiche passioni, che ancora oggi incuriosiscono a tal punto il visitatore che brama per vedere oltre quel portale e oltre quel “buco della serratura”.
Infatti, varcando la soglia e andando oltre quel portale, la sorpresa starà nell’incamminarsi verso la Cupola di San Pietro, che stranamente si allontanerà, per quel meraviglioso effetto ottico del Piranesi.
La piazza è caratterizzata da stele marmoree alternati ad obelischi, dal metaforico significato, e sul portale che introduce alla proprietà privata del Sovrano Ordine Militare dei Cavalieri di Malta giganteggia una leggendaria nave che il Piranesi, segreto ammiratore del soppresso Ordine dei Cavalieri Templari, ha lì posto per narrare un’antica teoria ad essi legata.
Ma incastonata nell’Aventino, come gemma nella gemma, c’è quella più graziosa e profumata: il Roseto Comunale di Roma dove si mostra, in un vero tripudio di forme e di colori, la regina di tutti i fiori, la Rosa, che ha intrecciato la storia del suo fusto spinoso con quella dell’umanità fin dall’alba dei tempi.
Il Roseto Comunale di Roma, i cui cancelli aprono solo in primavera, è stato realizzato su un cimitero ebraico; per commemorare l’antica destinazione, rimossa per la costruzione di Viale del Circo Massimo durante il Ventennio fascista, l’architetto progettista del 1950 ha voluto onorare l’antico luogo realizzando i vialetti che dividono le aiuole nel settore delle collezioni formando, in pianta il disegno di una menorah, il candelabro ebraico a sette braccia.

Anna Maria