La vera storia di Lucrezia Borgia

Quella di Lucrezia Borgia è una storia che si perde tra leggenda (nera), malignità (tante) e realtà, l’assai più “noiosa” storia rinascimentale di una donna attraente usata come pedina, prima, e come capro espiatorio, poi, quando attaccare il maschio al potere era molto più rischioso e molto meno scandaloso dell’immaginare che fosse una donna, invece, a farle, certe cose. Quella di Lucrezia Borgia non è altro che la storia di una fanciulla, cresciuta tra un (Santo) padre troppo “terreno” e un fratello troppo ambizioso.

Lucrezia, così come i fratelli Cesare, Giovanni e Goffredo, è il frutto di un’unione che mischia perversamente sacro e profano, quella tra il cardinale Rodrigo Borgia e Vannozza Cattanei, cortigiana prima e in seguito proprietaria di una locanda, “La Vacca”, pagata proprio dal padre dei suoi figli. Quando Rodrigo sale al soglio pontificio, Lucrezia diventa a tutti gli effetti una principessa, nonché uno dei migliori partiti d’Italia. Ovviamente, né il padre, diventato ormai Papa Alessandro VI, né l’ambizioso fratello Cesare si lasciano scappare l’occasione di imparentarsi, attraverso di lei, alle famiglie più importanti della penisola. Si comincia con gli Sforza, promettendo Lucrezia a Giovanni Sforza, Signore di Pesaro ancora in lutto per la morte della moglie Maddalena Gonzaga, deceduta nel dare alla luce il loro primo figlio. Lucrezia ha solo 13 anni al momento del matrimonio, che non dura più di altri quattro anni: i Borgia sono ambiziosi, la loro famiglia diventa ogni giorno più ricca e potente e Lucrezia è troppo bella per accontentarsi dell’umile Signore di Pesaro. Con un pretesto assai poco credibile, quello dell’impotenza di lui, il Papa riesce ad ottenere l’annullamento per sua figlia. Giovanni vorrebbe replicare, sia perché la prima moglie era morta proprio nel dare alla luce un figlio suo, sia perché Lucrezia, al momento delle accuse, è incinta. Il bambino potrebbe non essere di Giovanni, ma frutto di una relazione che la bella romana di sangue spagnolo aveva avuto con un altro. Giovanni viene però costretto a tacere e, oltre alla faccia, perde anche la sua città: Cesare lo scaccia da Pesaro, dove Giovanni potrà rientrare solo dopo la morte del Borgia. Lucrezia dà alla luce il bambino, che viene però fatto passare come figlio di Cesare o del Papa, a seconda dei casi. Il popolo non ci vede chiaro in tutto questo e inizia a malignare sulla presunta relazione di Lucrezia col fratello, col padre o con entrambi.

I Borgia, però, non hanno tempo per i pettegolezzi: hanno un paese da conquistare. Questa volta la scelta cade su Alfonso d’Aragona, figlio illegittimo del re di Napoli, unione che giova anche a Lucrezia: il ragazzo è considerato uno dei più attraenti di tutta Italia. Tra i due sboccia l’amore, quello vero, che purtroppo non è destinato a durare a lungo. L’ambizione di Cesare torna a colpire e stavolta a farne le spese è il giovane Aragona, che viene ucciso da un sicario di Cesare. Per Lucrezia è un duro colpo e si ritira a Nepi con il figlio avuto da Alfonso. Nel frattempo, padre e fratello progettano già un nuovo matrimonio: quello con Alfonso I d’Este. Lui non vuole saperne, a causa della leggenda nera che grava sulla donna: in tutta Italia si parla ormai delle sue relazioni incestuose, di presunte orge di cui ha fatto parte, di rapporti col diavolo e di anelli avvelenati. Lei, invece, accetta subito, forse perché il nuovo matrimonio l’avrebbe condotta a Ferrara, lontana dalle tele del padre e del fratello. Chissà.

Il suo arrivo a Ferrara fa cambiare immediatamente idea ad Alfonso e a tutti i suoi detrattori: Lucrezia è bella, colta, elegante. E con gli anni riesce finalmente a disfarsi della cattiva fama del periodo romano, riuscendo, lontana dalle due grandi e spietate personalità di Rodrigo e Cesare, ad affermarsi come perfetta castellana ed abile reggente del potere che il marito, amante della caccia e delle avventure, le lasciava sempre più spesso per recarsi in viaggio.

Lucrezia muore poi lì, a Ferrara, a seguito di una febbre puerperale, lasciando il suo nome alla storia che le ha reso veramente poco onore, soprattutto dopo che Donizetti le ha dato il carattere noir che è giunto fino a noi. Per fortuna, la storiografia moderna la sta riscattando!

Giulia Faina

                                                                                                                                                          Giulia Faina

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