Artemisia Gentileschi, il coraggio di essere donna

Era un’artista, era una donna.

Artemisia Gentileschi era nata a Roma, l’8 Luglio 1593, nella zona del Tridente, esattamente all’angolo tra via di Ripetta e l’Ospedale San Giacomo. Era la figlia maggiore di Orazio Gentileschi, artista pisano, figlio del fiorentino Lomi e arrivato a Roma ancora ragazzo.

Orazio era un artista abbastanza conosciuto a Roma grazie alla moglie, Prudenzia Montoni, che gli aveva fatto ottenere incarichi importanti, essendo la figlia del primo furiere del papa. Prudenzia morì quando Artemisia aveva 13 anni, così la giovane si ritrovò ad essere la donna di casa, ma con inclinazioni alquanto insolite.

Fin da piccola aveva studiato con il padre l’arte della pittura e si era dimostrata fin troppo promettente per essere una donna. Il suo talento la portava a dipingere talmente bene che Orazio in una lettera alla granduchessa Cristina di Lorena la elogiò dicendo “in tre anni si è talmente appraticata che posso adir de dire che hoggi non ci sia pare a lei, havendo per sin adesso fatte opere che forse i prencipali maestri di questa professione non arrivano al suo sapere”.

La promettente Artemisia però era anche una giovane avvenente e suscitava i desideri degli uomini. Nonostante Orazio la tenesse ben chiusa in casa, tranne la domenica, il giorno del Signore riservato alla Santa Messa, gli sguardi e i pensieri maliziosi continuavano a concentrarsi intorno a sua figlia.

Fu un suo collega a compiere il misfatto. Assurdo quanto reale.

Agostino Tassi, pittore rinomato del Seicento per i suoi meravigliosi paesaggi prospettici, stuprò la figlia di colui con il quale stava lavorando al Casino Pallavicini Rospigliosi.

Uno stupro nel Seicento, in piena controriforma.

Sconvolgente un’artista donna stuprata, ma ancor più sconvolgente il fatto che lei stessa avesse insistito per sporgere denuncia.

Nel Seicento, uno scandalo!

Ma quella una ragazza di 18 anni con gran coraggio affrontò l’umiliazione e la tortura di un tribunale che non la credeva, più propenso invece a credere all’uomo che produceva false accuse contro di lei per sfuggire alla condanna.

Quell’uomo era Agostino Tassi e lei lo amava. Era stato inevitabile per Artemisia. Agostino era bello, interessante, pieno di fascino. Ma il loro amore si consumò troppo velocemente, per poi finire in tragedia.

Certo è che tutto questo segnò la vita di Artemisia, ma non fu la sua fine: fu solo l’inizio.

Artemisia fu una grande artista, studiò all’Accademia dell’arte a Firenze, conobbe Galileo Galilei con cui intrattenne una bellissima corrispondenza; conobbe molti caravaggisti grazie ai quali maturò la sua arte.

Fu attiva anche a Londra. I suoi dipinti sono nei più grandi musei del mondo.

Solo due tele sono a Roma, a Galleria Spada, una magnifica Santa Cecilia e una madonna con bambino, forse la sua prima vera opera.

Morì a Napoli.

La vicenda l’aveva segnata, ma Artemisia era una donna forte, capace di tramutare la sua tragedia in intramontabile arte.

Presa come paladina dalla generazione di femministe, è stata esaltata nel Novecento più come donna che come artista, ma uno sguardo attento alla sua pittura riuscirà a riscattarla per farle riconquistare l’importanza artistica che merita.

Isabella Leone

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