I Ciarlatani a Roma: medici ambulanti davvero sui generis

Nella Roma del ‘600, i ciarlatani organizzavano spettacoli di piazza e vendevano pozioni “contro ogni sorta di veleni” e acque di lunga vita…

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Per Ciarlatani si intendono “tutti coloro che con abbondanza di parole artificiose e con imposture e vanterie cercano di spacciare il falso per vero, traendo profitto dalla altrui credulità”.

Ad oggi è considerato un termine con accezione del tutto negativa, ma fino al XVIII secolo, con ciarlatano si identificava un certo tipo di “mestiere” ovvero “colui che per le piazze spaccia unguenti o altre medicine, cava i denti e fa anche giuochi di mano”(definizione dall’Accademia della Crusca).

Eh si perché nella Roma del ‘500, ‘600 e ‘700, esistevano varie figure che orbitavano intorno al sapere medico dell’epoca:

  • i medici veri e propri, abilitati alla professione;
  • gli speziali, ovvero tutti coloro che preparavano medicamenti e li vendevano all’interno delle spezierie (religiosi e non);
  • le “Mammane”, ovvero le ostetriche dell’epoca;
  • i barbieri e flebotomi, che eseguivano interventi di piccola chirurgia, come cavare denti o praticare salassi;
  • i ciarlatani, detti anche cerretani, ciurmatori, bagattellieri.

I ciarlatani erano medici/speziali ambulanti sui generis, poiché non si limitavano solo a vendere medicamenti, bensì inscenavano dei veri e propri spettacoli di piazza.

Fino all’inizio del 1600 infatti, il loro lavoro a Roma non era ancora regolamentato. I ciarlatani quindi arrivavano nelle piazze e nei luoghi più affollati della città con i loro carretti dai mille colori e richiamavano il pubblico con canti, balli e giochi di prestigio, talvolta simulando risse per attirare più persone.

Iniziavano poi con il vero e proprio spettacolo, che consisteva nel promuovere i loro medicamenti miracolosi. Nello specifico i ciarlatani vendevano: antidoti per veleni, acque di lungavita, polveri per mal di denti, acque vulnerarie, unguenti per curare ferite e piage, rosoli stomatici. Gli introiti maggiori derivavano indubbiamente dalla vendita di pozioni “contra ogni sorta di veleni” e pozioni varie per “sollecitare il mestruo”.

All’epoca infatti era facile rimanere vittima di avvelenamento, per questo motivo i ciarlatani stupivano il pubblico con delle performance mozzafiato: ad esempio ingerivano del Nisigallo (un veleno mortale), avendolo prima fatto verificare dal pubblico stesso, oppure si facevano mordere da una vipera sul braccio. Ai primi sintomi ingerivano il loro “antidoto miracoloso” e guarivano repentinamente. Il trucco, nel primo caso, consisteva nell’ingerire un’ingente quantità d’olio prima del veleno e in un momento di distrazione del pubblico, nell’assentarsi per vomitare il tutto; nel secondo caso le vipere erano state private dei denti veleniferi e, comunque, il ciarlatano si legava un laccio molto stretto al braccio.

Al termine della performance, si pubblicizzavano con dei veri e propri volantini, dove erano riportate le informazioni salienti sul medicamento in questione e sul suo autore: il nome del ciarlatano e la sua formazione, una sfilza di titoli nobiliari (solitamente inventati), le malattie guarite dal loro rimedio.

Il prezzo era solitamente molto alto, superiore a quello di composti simili venduti nelle spezierie. Proprio per questo motivo infatti, suscitarono il risentimento di medici e speziali che si lamentarono presto con le autorità, incalzandole affinché si prendessero dei provvedimenti in merito.

Nel 1612 il Protomedicato di Roma fece stampare un editto dalla Camera Apostolica, con l’intento di limitare le esagerazioni di questi spettacoli:

“Che nessun ciarlatano o salta in banco, benché vendino con nostra licenza elettuani, contraveleni ed ogli per scottature e ferite possa pigliare per bocca veleni di qualunque sorte, né farsi mordere da vipere ed altri animali velenosi”.

Nel 1618 un nuovo editto che ricorda ai ciarlatani che non è possibile dispensare medicinali “senza le ricette, che dichiarino a che sorte di mali siano buoni detti rimedii, acciò non si vendi una cosa per un’altra e che non si medichi un male per un altro”.

L’attività dei ciarlatani fu quindi “regolamentata” e cessarono le loro “performance mozzafiato” nelle piazze di Roma. Di fatto, i ciarlatani continuarono ad esistere e a dedicarsi a vario tipo di truffe, appropriandosi di titoli non propri.

Basti pensare al ciarlatano per eccellenza, nato Giuseppe Giovanni Battista Vincenzo Pietro Antonio Matteo Franco Balsamo a Palermo nel 1743, per la prima volta a Roma nel 1768 si sposa con la romana Lorenza Feliciani, viene rinchiuso a Castel Sant’Angelo nel 1789. Ovviamente il riferimento è al famoso Conte di Cagliostro.

Isabella Leone

visita guidata tematica: Antica Spezieria di Trastevere

Bibliografia:

Colapinto L., Ciarlatani, Mammane, Medici Ebrei e Speziali Conventuali nella Roma Barocca, Aboca Museum 2006

Ferraro M., Buonafede Vitali detto l’Anonimo. Ciarlataneria e medicina nell’Italia del primo Settecento, Tesi di Dottorato in Storia della Scienza, Università di Bari 1998

Gentilcore D., Il sapere ciarlatanesco. Ciarlatani, “fogli volanti” e medicina nell’Italia Moderna, in Saperi a Confronto nell’Europa dei secoli XII-XIX,Convegno internazionale di studi Pisa, Scuola Normale Superiore 2006

Liboni G., Dal palco della ragione al palco del ciarlatano : l’Herbolato di Ariosto e la
cultura medica ferrarese del Cinquecento, Istituto degli studi superiori di Ferrara 2018

Mion F., Farmacisti, Ciarlatani e cerusici, appunti per una conferenza