Amor Sacro e Amor Profano

Il famosissimo quadro di Tiziano, noto come “Amor Sacro e Amor Profano”, in realtà nasconde un significato molto più profondo, legato alla personale vicenda del Gran Cancelliere di Venezia… 

Questo quadro del 1515 è conosciuto come “Amor sacro e Amor Profano” ed è opera del pittore veneto Tiziano Vecellio. Questo titolo gli è stato attribuito arbitrariamente da uno degli archivisti di Galleria Borghese tra la fine del ‘700 e l’inizio dell’800 e vuole un’interpretazione in chiave moralistica: la donna vestita, sulla sinistra, rappresenterebbe l’Amor Sacro e siede avanti ad un paesaggio in salita, poiché la strada della Fede è faticosa da percorrere; la donna nuda, sulla destra, rappresenterebbe l’Amor Profano e siede avanti ad un paesaggio di vallata, poiché è la strada più facile da percorrere.

In realtà il significato del quadro è molto più profondo e legato fortemente alla storia personale del suo stesso committente. Si tratta del Gran Cancelliere di Venezia Niccolò Aurelio che, nel 1514, si sposò con Laura Bergamotto, figlia del giureconsulto patavino Bertuccio Bergamotto. Egli fu giustiziato il primo dicembre 1509 in piazza san Marco, con l’accusa di aver tradito la Serenissima al tempo della conquista di Padova da parte dell’imperatore Massimiliano I d’Asburgo.

Questo quadro rappresenterebbe quindi la loro complicata quanto prolifica unione. Il tutto parte dalla morte del padre di Laura, rappresentata dal sarcofago centrale. Ai lati si notano le due fanciulle, due gemelle abbigliate in maniera differente, che simboleggiano le due facce del matrimonio: sulla destra la giovane nuda rappresenta la sessualità, ovvero la sfera privata della coppia, e in mano tiene una lucerna che allude alla notte; sulla sinistra la giovane abbigliata rappresenta la pudicizia, ovvero la sfera pubblica della coppia, quella che i due sposi mostrano alla società.

Cupido al centro sta mescolando le acque del sarcofago, poiché le due sfere, la privata e la pubblica, sono indispensabili l’una all’altra: un buon matrimonio si basa sull’intimità degli sposi, che non è intesa solo come intimità sessuale ma soprattutto come intimità spirituale, ovvero il conoscersi e sostenersi profondamente; si basa però anche sulla capacità di presentarsi alla società senza esternare la propria vita privata, mantenendo quindi una certa riservatezza e compostezza in pubblico.

Il quadro fu acquistato nel 1608 dal cardinale Scipione Borghese e oggi si trova nella Galleria Borghese a Roma, nella Sala Veneti situata al piano Pinacoteca.

Isabella Leone

(Galleria Borghese, Amor sacro e amor profano, Tiziano)